CARDO MARIANO (Azione epatoprotettiva).

CARDO MARIANO
(Sylibum marianum)

FAMIGLIA: Asteraceae

HABITAT: originario e frequente nei paesi del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, particolarmente nei luoghi incolti ed assolati.
PARTE USATA: le sommità fiorite e i semi.
PREPARAZIONI FARisultati immagini per cardo marianoRMACEUTICHE CONSIGLIATE: estratto secco nebulizzato e titolato in silimarina min.1,0% (Farmacopea Italiana X), la cui posologia giornaliera va da 10 a 15 mg. per kg di peso corporeo, suddivisi in due somministrazioni meglio se lontano dai pasti.

COMPOSIZIONE CHIMICA: i componenti principali sono dei flavonolignani, isolati sotto forma di una miscela di prodotti di condensazione chiamata silimarina, che rappresenta dall’1,5 al 3% dell’estratto della pianta. Inoltre contiene forti quantità di lipidi prevalentemente poli-insaturi e discrete Indicazioni principali: epatopatie di qualsiasi origine.
Azione principale: epatoprotettiva.
Altre azioni: protettiva cutanea.
EFFETTI COLLATERALI: nessuno degno di nota.
CONTROINDICAZIONI: va usato con una certa cautela nel paziente iperteso, a causa del suo non trascurabile contenuto di tiramina, una sostanza che può aumentare la pressione arteriosa.
INTERAZIONI CON FARMACI: a causa del suo non trascurabile contenuto di tiramina potrebbe interferire con i farmaci anti MAO.
DATI TOSSICOLOGICI: E’ una pianta praticamente priva di tossicità anche per dosaggi molto elevati. Dosi di 1g per kg di peso al giorno nel cane non hanno evidenziato segni di intolleranza, sia per trattamenti brevi (7 giorni), sia di media durata (30 giorni) sia di lunga durata (90 giorni). Anche gli esperimenti sulla tossicità fetale eseguiti su conigli non hanno evidenziato effetti negativi di rilievo.
quantità di beta-sitosterolo.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE: Azione epatoprotettiva: è noto per avere una valida azione protettiva sul fegato, legata alla silimarina. Infatti è in grado di proteggere le cellule del fegato dai danni loro causati da sostanze tossiche come il tetracloruro di carbonio, la galattosamina, la tioacetamide e la falloidina, tipica del fungo Amanita phalloides. Inoltre il Cardo mariano è in grado di stimolare la produzione di nuove cellule epatiche con velocità maggiore di quella alla quale le cellule esistenti possono venire distrutte dalla falloidina, probabilmente perché è in grado di stimolare in esse la sintesi proteica. E’ stato dimostrato che la silimarina ha un effetto di stabilizzazione sulla membrana delle cellule del fegato, dovuta in buona parte alla sua azione inibitoria sui danni provocati alle cellule del fegato (la cosiddetta lipoperossidazione) dall’attacco dei radicali liberi. Queste considerazioni suggeriscono che la silimarina, essendo in grado di catturare i radicali liberi, inibisce la formazione dei lipoperossidi, notoriamente molto tossici per il fegato. Numerosi studi clinici hanno dimostrato che l’estratto di cardo mariano provoca una netta riduzione delle transaminasi, della gamma GT, della lattico deidrogenasi (LDH) e della bilirubina (tutti indici di funzionalità del fegato) in pazienti con danno epatico causato da epatite virale tipo A, tipo B o tipo C o da epatopatia da alcool. Essa si è anche dimostrata capace di proteggere il fegato anche dai danni causati da farmaci e da sostanze tossiche quali insetticidi e antiparassitari. L’analisi della letteratura scientifica esistente sul Cardo mariano indica che l’estratto di questa pianta modula la permeabilità della membrana cellulare delle cellule del fegato, esercita azione antiossidante/antiradicalica particolarmente evidente a livello epatico e inibisce l’azione di sostanze che favoriscono l’infiammazione a livello del fegato. In totale sono stati studiati 452 pazienti intossicati da Amanita phalloides, sui quali la silimarina ha determinato un evidente calo della mortalità, che passa dal 18,3% col trattamento standard al 9,8% usando l’estratto di cardo mariano. Inoltre questa pianta riduce l’epatotossicità della tacrina, un farmaco usato per curare i pazienti con morbo di Alzheimer. I dati su pazienti con epatite virale sono contradditori e non conclusivi, mentre quelli su pazienti forti bevitori indicano che il cardo mariano migliora le condizioni delle cellule del fegato e riduce i valori delle transaminasi. I pazienti con diagnosi di cirrosi epatica trattati sono stati 602, nei quali vi è stata una lieve riduzione della mortalità e un minor numero di soggetti con danni cerebrali conseguenti alle fasi avanzate di questa malattia. Tutti gli studi pubblicati indicano che la silimarina ha un’ottima tollerabilità, con rari casi di disturbi gastrointestinali e di reazioni allergiche cutanee.

  • Indicazioni principali: epatopatie di qualsiasi origine.
  • Azione principale: epatoprotettiva.
  • Altre azioni: protettiva cutanea.

EFFETTI COLLATERALI: nessuno degno di nota.
CONTROINDICAZIONI: va usato con una certa cautela nel paziente iperteso, a causa del suo non trascurabile contenuto di tiramina, una sostanza che può aumentare la pressione arteriosa.
INTERAZIONI CON FARMACI: a causa del suo non trascurabile contenuto di tiramina potrebbe interferire con i farmaci anti MAO.
DATI TOSSICOLOGICI: E’ una pianta praticamente priva di tossicità anche per dosaggi molto elevati. Dosi di 1g per kg di peso al giorno nel cane non hanno evidenziato segni di intolleranza, sia per trattamenti brevi (7 giorni), sia di media durata (30 giorni) sia di lunga durata (90 giorni). Anche gli esperimenti sulla tossicità fetale eseguiti su conigli non hanno evidenziato effetti negativi di rilievo.

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