RABARBARO (Azione lassativa).

RABARBARO
(Rheum palmatum)

FAMIGLIA: Polygonaceae

HABITAT: Cina, Mongolia, Tibet. Attualmente coltivato anche in alcuni paesi europei.
PARTE USATA: il rizoma e la radice.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE: estratto secco nebulizzato e titolato in derivati idrossiantracenici espressi come reina min. 5% (Farmacopea Italiana X). il cui dosaggio giornaliero va da 2 a 4 mg. per kg di peso corporeo, preferibilmente in un’unica somministrazione serale.
COMPOSIZIONE CHIMICA: galloylglucosi, acylglucosi, fenilbutanoni, derivati flavanici. Caratteristica di questa droga è l’abbondanza di fenoli quali naftaleni, stilbeni, cromoni e cromanoni e soprattutto idrossiantraceni, il cui tenore varia dal 2 al 5%.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE: Azione lassativa: è noto per la sua azione lassativa di tipo stimolante i movimenti dell’intestino. Gli eterosidi antrachinonici e i diantroni sono poco assorbiti e idrolizzati a livello dell’intestino tenue.
A livello del colon sono idrolizzati dalle beta glucosidasi e dalle reduttasi della flora batterica intestinale, e si formano così gli antrachinoni liberi responsabili dell’azione terapeutica. Ciò spiega il periodo di tempo che passa tra l’assunzione della pianta e il manifestarsi dell’azione lassativa, che può essere anche di 12-16 ore.
Le sostanze antrachinoniche contenute in questa pianta aumentano i movimenti intestinali, perchè favoriscono le contrazioni della muscolatura liscia presente nella parete dell’intestino. In questo modo accelerano la velocità con la quale il materiale intestinale attraversa l’intestino e quindi stimolano l’evacuazione.

  • Azione prevalente: lassativa.
  • Indicazioni principali: stipsi nell’adulto.

EFFETTI COLLATERALI: può provocare diarrea con dolori addominali, e ciò può a sua volta causare un calo del potassio. L’abuso di questa e di altre piante ricche di antrachinoni può causare assuefazione con conseguente minore efficacia.
CONTROINDICAZIONI: E’ controindicato in gravidanza, nel bambino al disotto dei 12 anni di età, nell’allattamento, nella diverticolosi intestinale, in pazienti con occlusione o subocclusione intestinale e in pazienti con emorroidi e/o fistole perianali. Questa pianta non dovrebbe essere somministrata continuativamente per più di otto-dieci giorni.
INTERAZIONI CON FARMACI: Può interferire con gli antiaritmici di tipo chinidinico, coi digitalici, coi diuretici che provocano perdita di potassio, con la vincamina e il fenoxedil.
DATI TOSSICOLOGICI: Come altre piante contenenti antrachinoni, può dare dilatazione dei vasi sanguigni uterini e si ritrova nel latte materno.

 

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