RODIOLA (Azione tonica psico-fisica).

RODIOLA
(Rhodiola rosea)

 

FAMIGLIA: Crassulaceae 

HABITAT: originaria delle regioni nordeuropee, in particolare Scandinavia, e della zona nord-ovest della Russia, dove forma notevoli estensioni a tappezzare il terreno.
PARTE USATA: la radice.
PREPARAZIONI FARMACEUTICHE: estratto secco idroalcoolico, la cui dose giornaliera va da 7 a 10 mg per kg di peso corporeo, suddivisa in due somministrazioni, una al mattino al risveglio e l’altra a metà pomeriggio. Il titolo di questo estratto dovrebbe essere fornito in rosavin min. 3% e non in salidroside, perchè quest’ultima sostanza non è specifica della Rodiola rosea ma si trova anche in altre piante, ad esempio nel Salice.
COMPOSIZIONE CHIMICA: contiene acidi organici, olio essenziale, beta sitosterolo, tannini e flavonoidi. I composti principali di questa pianta sono dei glicosidi cinnamici e del tirosolo, il primo dei quali ad essere stato identificato è stato il salidroside. Gli altri sono il rosavin, il rosarin, il rodosin, il rosin, l’astragalin, il rhodionin, il rhodalin, il tricin 5-O-glucoside, il kempferolo 7-ramnoside e il rhodiolin.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE: azione adattogena: l’azione adattogena di questa pianta è nota da gran tempo tra i popoli nordici. Studi più recenti hanno dimostrato che la rodiola accorcia il tempo di recupero muscolare dopo un esercizio fisico submassimale o massimale, in parte perché aumenta la sintesi di proteine e in parte perché favorisce la penetrazione del glucosio e di numerose altre sostanze utili nelle cellule, favorendone l’utilizzo nei processi metabolici cellulari che portano alla produzione di energia. Infatti aumenta i livelli di adenosintrifosfato (ATP) e di creatin fosfato (CP), due importanti sostanze che forniscono energia alle cellule muscolari, nel tessuto muscolare striato e migliora il funzionamento dei mitocondri, che sono organi fondamentali per la produzione di energia.
La rodiola inibisce l’enzima catecol-O-metil-transferasi (COMT), che trasforma la serotonina e la dopamina in sostanze inattive, aumentando in tal modo i livelli nel cervello di questi neurotrasmettitori ad azione antidepressiva e psicostimolante.
Uno studio clinico è stato fatto su un gruppo di studenti nel periodo prima degli esami. Essi ricevevano per bocca 1000 mg al giorno di estratto secco titolato di rodiola o un placebo per un periodo di 20 giorni, con valutazione della performance mentale ricorrendo ad una scala apposita. Al termine del trattamento la performance mentale dei soggetti del gruppo rodiola era significativamente migliore di quella dei soggetti del gruppo placebo. Non sono stati notati effetti collaterali degni di nota.
Un altro studio clinico ha valutato l’effetto dell’estratto secco di rodiola titolato in rosavin al 3% sulla performance mentale in soggetti sottoposti a stress psico-fisico. Sono stati arruolati 161 soggetti sani, di età compresa tra i 19 e i 21 anni, che assumevano per bocca 2 capsule o 3 capsule di estratto secco titolato di rodiola o un placebo per 30 giorni. La valutazione era fatta ricorrendo ad un test specifico. Al termine della sperimentazione il punteggio del test era di 1.0385 nei soggetti con 2 capsule di rodiola, di 1.0195 in quelli con 3 capsule di rodiola e di 0,9046 in quelli col placebo, e tale differenza era a favore della rodiola. Non vi erano invece differenze significative tra i soggetti che prendevano 2 capsule di rodiola rispetto a quelli che ne prendevano 3. Non sono stati registrati effetti collaterali degni di nota.

  • Indicazioni principali: astenia psico-fisica, sindrome depressiva lieve, deperimento organico, magrezze.
  • Azione principale: tonica psico-fisica.
  • Altre azioni: antidepressiva moderata.

EFFETTI COLLATERALI: a dosi elevate può provocare irritabilità, eccitabilità, fini tremori alle mani e tic nervosi.
Può peggiorare un’insonnia preesistente, per cui non va somministrata alla sera.
CONTROINDICAZIONI: Non è consigliabile in gravidanza e durante l’allattamento.
INTERAZIONI CON FARMACI: nessuna conosciuta.
DATI TOSSICOLOGICI: la dose letale per bocca nel ratto è superiore a 2 g per kg di peso. 

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